Hezbollah vuole la guerra con Israele?

Impegnato militarmente dal 2012 al fianco di Bashar Al Assad, Hezbollah, il partito milizia libanese, è considerato uno dei gruppi armati con le più elevate capacità militari in Medio Oriente. Già nel 2014 l’allora capo delle Forze Armate Israeliane, il generale Benny Gantz, stimava che Hezbollah fosse la settima potenza militare del mondo dopo Stati Uniti, Russia, Francia, Gran Bretagna, Cina e Israele. Il conflitto siriano, sebbene sia costato fino ad oggi la vita a circa 1.200 combattenti di Hezbollah, rappresenta un campo di battaglia dove le milizie libanesi stanno acquisendo nuove capacità di combattimento.

Non sfugge infatti che l’imponente coinvolgimento di combattenti libanesi in Siria – le stime più accreditate elaborate dall’International Centre for Counter – Terrorism parlano di numeri che vanno da 5.000 a 8.000 uomini – abbia forgiato Hezbollah elevandone le sue capacità di condurre azioni non solo difensive ma anche offensive.

Il fatto che i miliziani del Partito di Diorappresentino la punta di diamante delle forze terrestri del regime siriano e che nel condurre le offensive contro i ribelli anti – Assad si siano coordinati con russi ed iraniani ne ha ulteriormente rafforzato l’efficacia di comando, controllo, comunicazione, ricognizione e capacità di mantenere lunghe linee di rifornimento per i suoi combattenti. A questa considerazione si deve aggiungere il sospetto che il gruppo sciita libanese abbia anche acquisito nuovi sistemi di difesa antiaerea e nuovi razzi di fabbricazione iraniana in grado di colpire tutto il territorio israeliano.

Un altro scenario, e in contraddizione con gli impegni presi da Putin nei riguardi di Netanyahu, è la possibilità che sofisticati armamenti russi stiano giungendo nelle mani dei combattenti di Hezbollah. Tutto questo in parte spiega le preoccupazioni e le numerose incursioni aeree condotte dal 2011 dall’aviazione israeliana contro Hezbollah in Siria.

Un guerra decisamente più silenziosa e meno visibile del drammatico conflitto siriano ma che rappresenta una guerra nella guerra e che ha visto il suo apice lo scorso gennaio del 2015 quando l’aviazione israeliana ha attaccato miliziani di Hezbollah e reparti iraniani nella località di Quneitra a ridosso delle Alture del Golan.

Da quell’episodio l’aviazione israeliana ha continuato a testare le capacità di reazione di Hezbollah compiendo altre azioni contro campi di addestramento presenti nella Beqaa e nei pressi di Baalbek, la storica roccaforte del Partito di Dio in Libano.

Le recenti esercitazioni delle forze terrestri, aeree e navali del Comando del Nord delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), lasciano intuire come in Israele ci si stia preparando per fronteggiare una minaccia incombente su un fronte molto esteso. Non stupisce quindi che il capo dell’esercito israeliano Gadi Eizenkot, così come il Ministro della Difesa Moshe Yaalon, percepiscano la presenza degli Hezbollah sul confine come la principale minaccia alla sicurezza nazionale.

A confermare le preoccupazioni israeliane contribuiscono le dichiarazioni del leader di Hezbollah Hassan Nasrallah e di altri esponenti che in più di un’occasione hanno fatto capire che le milizie sciite sarebbero in grado non solo di combattere a difesa del suolo libanese ma anche di avanzare in Galilea.

A destare però l’allarme dell’intelligence israeliana sarebbe stata una dichiarazione di Hassan Nasrallah in cui si alludeva alla capacità del Partito di Dio di poter colpire con un razzo un importante impianto chimico nei pressi di Haifa la cui esplosione e combustione di ammoniaca avrebbe prodotto effetti pari a quelli di un’atomica. In questo clima di altissima tensione, dove si rincorrono notizie e smentite, si registra, secondo quanto riferito ieri dal giornale libanese Daily Star, un incremento della presenza di militari israeliani a ridosso della frontiera con il Libano. Manovre che, sempre secondo le testimonianze raccolte dal giornale libanese tra la popolazione residente nel Sud del Libano, confermerebbero le indiscrezioni fatte trapelare lo scorso sabato dal giornale vicino ad Hezbollah, Al Akhbar, di un imminente piano israeliano per attaccare il Libano.

Una tesi, quella sostenuta da al Akhbar, secondo la quale funzionari statunitensi avrebbero messo in guardia le autorità di Beirut dal fornire pretesti agli israeliani ad intervenire militarmente in Libano, anche in virtù della decisione dell’Arabia Saudita di sospendere gli aiuti pari a 4 miliardi di dollari alle Forze Armate Libanesi (LAF).

Uno scenario da prendere con la dovuta cautela alla luce della reazione dei vertici militari libanesi e del Capo di Stato Maggiore, Jean Kahwagi, che ha ricordato come le Forze Armate Libanesi siano più forti di sempre e preparate a respingere qualsiasi minaccia sia essa rappresentata dai gruppi jihadisti provenienti dalla Siria sia da Israele. Proprio nella giornata di ieri vi è stato, sulle alture di Khalaf, un durissimo scontro a fuoco tra Esercito Libanese e miliziani dell’Isis, dove ha perso la vita un militare libanese e cinque combattenti dell’Isis.

Una situazione che sta divenendo sempre più ingestibile a causa dei ripetuti scontri che si susseguono lungo il confine nordorientale del Libano tra Esercito Libanese e miliziani dell’Isis e di al – Nusra che ancora tengono in ostaggio 9 dei 30 militari libanesi sequestrati nell’estate del 2014. Una polveriera, quella libanese, che diventa sempre più fluida e sempre più legata per una parte di Libano, alle sorti e al futuro di Assad.

In questa sfida per la sopravvivenza che, da conflitto tra potenze regionali assume contorni settari, le sorti del Libano si diluiscono nel catalizzatore siriano in cui le principali potenze mondiali si scontrano in quella che sembra essere la più grande guerra per procura dell’era moderna. La stessa presenza in Siria del contingente militare russo che, a differenza di Stati Uniti, Israele e Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo ((Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar) non considera Hezbollah un’organizzazione terroristica, può rappresentare un’incognita se non un vero e proprio deterrente ad un’azione militare israeliana su vasta scala in territorio libanese. Se per queste ragioni non è infatti così scontata un’azione militare israeliana contro Hezbollah altrettanto difficile è ipotizzare che il movimento sciita libanese possa aprire, al di là degli annunci, un fronte di guerra contro le Forze di Difesa Israeliane mantenendo al tempo stesso una massiccia presenza di combattenti in Siria. La difesa di Assad e la messa in sicurezza delle aree controllate dal regime rischia, come già in parte sta avvenendo, di logorare le capacità di Hezbollah, tanto da impedirgli qualsiasi pianificazione di nuove azioni militari contro Israele che peraltro potrebbero non registrare lo stesso consenso politico riscontratosi nella guerra del 2006.

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